


Se le normative riguardanti l’ isolamento termico ed acustico sono importanti, ancora più rilevante è l’aspetto della sicurezza, soprattutto quando questo aspetto è unito a quello della resistenza al fuoco.
Un vetro può rompersi per molte ragioni, per esempio un colpo d’aria, un urto accidentale, un tentativo di effrazione, la cosa importante è che il vetro rotto non diventi pericoloso
In Italia, la norma di riferimento per la scelta e l’uso dei vetri è la UNI 7697/07. La stessa fornisce i criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie e specifica qual è lo scopo e il campo di applicazione. La norma fornisce i criteri di scelta dei vetri da usarsi, sia in esterni che in interni, in modo che sia assicurata la rispondenza fra prestazioni dei vetri e requisiti necessari per garantire la sicurezza dell’utenza.
I serramenti che presentano possibili rischi di incidenti devono dunque soddisfare determinati requisiti di sicurezza; a tale fine quello che conta è che i vetri applicati abbiano una resistenza all’urto certificata secondo la norma UNI EN 12600.
La norma UNI EN 12600, conosciuta come “prova del pendolo” classifica i vetri a seconda del comportamento e della modalità di rottura di questi dopo esser colpiti da un pendolo che simula l’urto di un corpo molle (che rappresenta l’urto di una persona). Il pendolo è costituito da due speciali pneumatici ed ha un peso di 50 ± 0,1 kg.
La modalità di rottura osservata, messa in relazione con l’altezza da cui è stato lanciato il pendolo, sono i parametri per classificare le varie tipologie di vetro.
Questo sistema di classificazione contribuisce all’aumento della sicurezza personale contro gli infortuni mediante la riduzione delle ferite da taglio e da perforazione, le caratteristiche di resistenza allo sfondamento ed alla caduta nel vuoto.
La notazione utilizzata per definire le classi è del tipo α(β)Φ ed composta da due numeri (α e Φ) ed una lettera (β):
α è l’altezza di caduta dell’impattatore:
α = 3 a 190 mm
α = 2 a 450 mm
α = 1 a 1200 mm
β è la modalità di rottura:
β = A a vetro ricotto – fessurazioni con frammenti separati
β = B a vetro stratificato – fessurazioni con frammenti uniti
β = C a vetro temprato – disintegrazione in piccole particelle
Φ è l’altezza massima di caduta dell’impattatore a cui il provino non si rompe o si rompe ma senza la formazione di tagli o aperture nella lastra.

Per riassumere la classificazione dei vetri con distinzione tra altezza di caduta e tipo di rottura:
1B1
vetri stratificati – anticaduta nel vuoto – che resistono alla caduta da un’altezza di 1200 mm senza frantumarsi ne permettere alcuna penetrazione. Questa tipologia va scelta nelle aree a rischio più elevato quando in conseguenza della rottura del vetro c’è il rischio di cadere nel vuoto da un’altezza uguale o superiore a un metro causando danni a persone o cose.
2B2
vetri antiferita, resistono alla caduta di un’altezza di 450mm senza frantumarsi ne permettere alcuna penetrazione. Sono preferibili ogni qualvolta sussiste un rischio per l’incolumità delle persone.
3B3
vetri stratificati che resistono alla caduta di un’altezza di 190mm. Possono essere utilizzati per le situazioni di rischio inferiore o rischio indiretto.
Una delle prime cose da valutare è dunque se esiste un potenziale pericolo in caso di rottura delle lastre di vetro in termini di danni a persone o cose, oppure quando la rottura del vetro possa causare ferite a persone, animali o danni a cose.
La norma UNI 7697/07, sintetizza ed identifica tutte le situazioni, i danni e conseguentemente i vetri da usare in situazione di potenziale pericolo, per esempio si richiede la protezione da caduta nel vuoto, quando, per rottura del vetro, si possa cadere nel vuoto da un’altezza uguale o maggiore di 1 m. Ovvero in caso di violento urto sulla lastra ed il vetro dovesse rompersi lo stesso deve trattenere la persona senza permettere l’attraversamento della lastra evitando, in caso di dislivello, di almeno di un metro, tra i due pavimenti la caduta nel vuoto di colui il quale urta la lastra di vetro
Non basta utilizzare un vetro di classe 1B1 per far sì che il sistema automaticamente sia conforme alle normative, è indispensabile verificare le condizioni di carico, il sistema dei vincoli e le dimensioni del vetro per decretarne la correttezza (di norma ci si appoggia ai professionisti per i calcoli corretti). L’unico caso in cui è sufficiente l’uso di un vetro certificato 1B1 (previa verifica sulle condizioni statiche della lastra) è quando quest’ultimo è inserito in un telaio metallico che lo supporta sui quattro lati.